La filosofia del cibo


[Mia madre] mandò a prendere una di quelle focacce pienotte e corte chiamate “piccole maddalene”… Ed ecco, automaticamente, oppresso dalla giornata grigia e dalla previsione di un triste domani, portai alla labbra un cucchiaino da tè, in cui avevo inzuppato un pezzetto di “maddalena”. Ma nel momento stesso che quel sorso misto a briciole di focaccia toccò il mio palato, trasalii, attento a quanto avveniva in me di straordinario. Un piacere delizioso m’aveva invaso, isolato, senza nozione d’una causa. M’aveva subito reso indifferenti le vicissitudini della vita, le sue calamità inoffensive, la sua brevità illusoria, nel modo stesso che agisce l’amore…” Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto, La strada di Swann.

Se si potessero classificare gli umani piaceri, è probabile che il cibo starebbe ai primi posti – cibo inteso non come mero nutrimento ma come compendio della nostra storia e preludio del nostro divenire, cibo preparato con sapienza e passione, cibo come dono, poiché donare piacere è di per sé un piacere. Questa è la nostra filosofia: offrire un mangiare che riesca a far gioire del piacere – il piacere del gusto perché…

…mangiare è una necessità, mangiare bene un dovere verso noi stessi, mangiare bene in un luogo incantevole è un piacere insostituibile.


Il cibo

“Un  piatto di tagliatelline al ragù d’anatra,  appena rosate,  fragranti, un cestino di pane farinoso, dalla crosta scricchiolante, un vassoio di donzelline sapide, appena fritte in olio di oliva… inghiottire un boccone, senza fretta, assaporando gli aromi che si stemperano e poi di nuovo si fondono e rotolano nella gola e ancora più giù fino a placare le ansie e a procrastinare gli impegni e a regalare un sottile sublime senso di appagamento…”

La nostra cucina è il frutto di amore profondo per gli ingredienti di qualità e le ricette del territorio, recuperate persino negli archivi storici. La carta è rigorosamente stagionale ed è  proposta dagli chef dopo una attenta ricerca, una continua sperimentazione e una minuziosa selezione delle materie prime, per riscoprire gli antichi sapori umbri in chiave moderna.

Non è l’Umbria terra di eroi, scienziati ed esploratori, non è terra di personaggi dalla eclatante fama.  E’ l’Umbria terra di Santi, di pensatori solitari, è terra mistica, a volte asperrima, che tuttavia si stempera in vallate improvvise, verdissime e silenziose, quasi arcaiche.

Così la sua cucina, schietta e decisa, pochi eccellenti ingredienti: il tartufo, il maiale ed i salumi, il cinghiale e la selvaggina. E poi i legumi e le erbe selvatiche, quasi dimenticate.

E’ questa cucina che vogliamo riproporre – ingredienti selezionati e suggeriti con attenzione ai codici di consumo più attuali: più gusto, finezza e soprattutto meno pesantezza.



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