I gattari de La Gabelletta

Storie di gatti, storie feline

Rosso e leonino il capostipite, multicolori i suoi compari

Chiedono leccornie, si leccano le vibrisse

Accolgono i clienti e sussurrano agli astanti

Storie di uomini, storie di sognatori

 

Storie di gatti, storie feline

Passi felpati lungo sale e scale

Passano curiosi, si leccano le zampe

Osservano i clienti e intuiscono magici

Storie di uomini, storie di innamorati

 

L’amico ritrovato

Non vedevo il mio amico da anni. Il mio caro amico. Abbiamo condiviso tanto in passato, ma poi si sa, la vita spesso ti separa dagli affetti più importanti.

Quando ci siamo visti è stato come avere ancora vent’anni. Com’è possibile? Eppure di acqua sotto i ponti ne è passata moltissima, troppa…

L’università, il lavoro, i fallimenti e poi moglie, figli, un divorzio alle spalle, una serie di hobbies da coltivare, i problemi economici, gli ideali per cui battersi andati in fumo.

Troppa acqua che era sgorgata pura dalla sorgente e si è inquinata nel tempo. Ed ecco che rivedo il mio amico, lo sguardo complice e l’abbraccio fraterno, ecco che tutt’un tratto l’orologio torna indietro e quell’acqua sembra schiarirsi. Perché ci siamo allontanati? Non ricordo neppure quando esattamente è successo.

So solo che adesso sei qui, di fronte a me, non abbiamo più vent’anni ma non importa, ora non importa affatto. Sei il mio amico e ti voglio portare a cena, sì, in un posto speciale non troppo lontano, a La Gabelletta di Amelia. La conosci?

E la nostra cena diventa un evento. In quel contesto raffinato e senza tempo, senza tempo siamo anche noi due. La cena, un bicchiere di vino e ci stringiamo la mano. Promettimi che ci sentiamo di nuovo, non facciamo passare altri decenni. Certo che no, ti chiamo presto…

E magari torniamo a questo convivio amerino.

Un altro abbraccio, caro amico di sempre.

Amore alla finestra


Dalla penombra, da questa parte del vetro ti ho visto tra gli astanti. Ho guardato te, tu hai alzato il capo e i tuoi occhi hanno visto me, penetrandomi.

Non ho desiderato più altri occhi da allora, ogni altra forza che entrava in me eri tu, amore mio. Attraverso quella finestra ti ho visto e tu mi hai guardato dentro. Per sempre tua, per sempre mio.

Da quella notte del banchetto il tempo è fuggito, oppure siamo fuggiti noi, da noi stessi e dal nostro suggello? Perché questo strano destino ci ha separati?

Come stai? Cosa ne è stato della tua vita finora? Hai pensato a me come io ho pensato a te?

Ti amerò per sempre.

Il viaggio mi ha portato lontano, ma noi siamo sempre lì ad attenderci. Quanti anni sono passati? Forse non è ancora tutto perduto…

Forse… Sì, forse tornerò lì in Umbria, tra Foce e Amelia, a riscoprire quell’antica dimora chiamata La Gabelletta, con il ristorante e le camere bellissime, a innamorarmi di nuovo.

Tu ci sarai?

 

Viaggio di formazione

Cos’era quel luogo, perduto e trovato, io che mi ero perduto e ritrovato proprio là? Nel corpo e nella mente.

Un luogo solingo eppure conviviale, caldo e accattivante in mezzo alla fresca foresta di querce.

Ricordo quando, poco più che fanciullo, mi ci imbattei quasi per caso, nel viaggio di famiglia, alla ricerca di avventura, di un’emozione, del passaggio dall’infanzia all’età più adulta.

La crescita di un ragazzo ebbe inizio in quel tratto di terra umbra, tra Foce e Amelia.

Erano gli anni Sessanta e mi accingevo a scrivere il mio romanzo di formazione, pagina dopo pagina, un giorno dopo l’altro, mentre scoprivo i misteri della Grotta delle Fate e assaporavo la vita.

Sì, proprio lì, dove gli alberi solleticano sempre il cielo, mi innamorai per la prima volta e regalai a lei il mio cuore, inebriandolo di dolceamaro, fino a straziarlo.

Quella dimora antica, chiamata La Gabelletta, fu il teatro del nostro amore, delicato e riservato, pudico nel desiderio di essere sfrontato. Oh, era bellissima e tutt’intorno il vento sussurrava tra le fronde il suo nome!

Il viaggio di famiglia, come ci fece incontrare così ci separò.

Gli anni scorrono e travolgono, acqua che spegne il fuoco e infligge l’oblio.

Il fuoco è ancora dentro di me, da qualche parte, per testimoniare che sono vivo e ricordarmi come eravamo? Vorrei che bruciasse qui e ora. Vorrei tornare lì, nella dimora del mio primo, perduto amore. Per ritrovarlo, per ritrovarmi.

Guardare lei, guardare attraverso di lei, guardare quello che ha guardato lei, che abbiamo visto insieme, vedere me.

Un giorno tornerò lì, nel mio viaggio personale. In Umbria, tra Foce e Amelia, a La Gabelletta.

 

 

 

 

 

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